A tu per tu con Francesco Rotondi!

Ciao, presentati

Mi chiamo Francesco Rotondi, sono sposato e ho tre figlie. Sono nato nel 1963 e quando avevo più o meno 23 anni, un incontro particolarmente significativo per la mia vita, ha fatto sì che insieme ad altri ragazzi creassi la Cooperativa il Granello.

Raccontaci com’è nato il Granello

Quando è nato il Granello non è stato semplice: io avevo 23 anni ed erano già sei anni che lavoravo, avevo un posto tranquillo dove prendevo un buon stipendio, ma da cui decisi di licenziarmi per intraprendere questo nuovo cammino.

Far capire questa cosa ai miei genitori non è stato difficile perché, per grazia di Dio, ho sempre avuto una mamma e un papà molto attenti al sociale, soprattutto mio padre da sempre è stato impegnato in questo mondo prima con la ACLI, con la Democrazia Cristiana, con la Cooperativa popolare saronnese ed altre iniziative; però mi ricordo questo episodio che io ho scoperto da pochissimo tempo, non più di due anni fa, dopo che è morto mio padre, mia mamma mi ha raccontato un giorno che il primo presidente della cooperativa il Granello, il ragionier Mascazzini, e Don Raffaele, che era il coadiutore di Cislago e colui che ha dato il via a questa cooperativa, sono andati una domenica pomeriggio a casa dei miei genitori a chiederglieli il permesso che io mi licenziassi per andare a lavorare al Granello e i miei genitori diedero il loro assenso. Questa cosa mi è stata tenuta nascosta per più di 25 anni e quando l’ho scoperta mi ha fatto un certo effetto.

Diciamo che i primi 20 anni di Cooperativa eravamo una cooperativa prettamente lavorativa per cui avevamo una tipografia con 3/4 dipendenti e un sacco di lavoro, e il reparto di assemblaggio con una decina di ragazzi. Tenete presente che quando è nata la Cooperativa esisteva una legge per cui una persona disabile dopo 5 anni di lavoro con i contributi regolarmente versati, aveva diritto alla pensione. Questa legge poi è sparita per cui alcuni dipendenti storici come Felice, Carmela sono ancora qui, ma questo è un particolare.

I primi 20 anni sono andati avanti così, poi nel 2008, Luca ha avuto l’intuizione di ampliare i servizi della cooperativa non più solo in ambito lavorativo, ma soprattutto in quello educativo, per cui sono nati tutti quei centri che abbiamo oggi e tutto quello che ne consegue.

Tornando alla tipografia, all’inizio non è stato semplice recuperare clienti, un po’ perché non ci conosceva nessuno, un po’ perché non avevamo una struttura adeguata e soprattutto perché chi si presentava a chiedere lavoro erano ragazzi di vent’anni. Abbiamo avuto inizialmente la fortuna di avere un buon rapporto con la CISL di Busto Arsizio che ha incominciato a darci fiducia dandoci del lavoro, anche perché uno dei ragazzi che con me ha fondato questa cooperativa e che è stato insieme a me nel condurla per quasi vent’anni, Abbondanzio, era un delegato sindacale, per cui la CISL è stato il primo posto dove abbiamo portato a casa del lavoro. Però la struttura cresceva e i bisogni economici era notevoli, per cui bisognava trovare sempre più lavoro avendo sempre presente e avendo un occhio di riguardo all’inserimento dei ragazzi, cosa che ho fatto io insieme a chi si è succeduto con me all’interno del reparto di assemblaggio per quasi vent’anni fino a quando il numero di ragazzi e soprattutto le direttive che arrivavano dalle ASL rispetto all’inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro erano sempre più pressanti per cui ci voleva una persona specifica che  seguisse quello.

Un altro colpo di fortuna che abbiamo avuto all’interno della storia della tipografia in questi trent’anni è il rapporto con Oreste, un amico di Gerenzano che ci ha introdotto e ci ha fatto lavorare per tanti anni con l’ABACUS , una società di sondaggi, per cui noi avevamo tutti i giorni una macchina che stampava solo per loro ed è quello che ha contribuito a far sì che dalla prima sede storica del 1987 ,un piccolo negozio di 80 mq in centro a Cislago, incominciassimo ad affrontare e poi ad acquistare il primo capannone qui nella zona industriale nel’ area ex ceramica per cui nel ’97 abbiamo acquistato un capannone e siamo passati dai nostri 80mq di negozio e circa 100mq di un altro capannone, dove venivano svolti i lavori di assemblaggio, in affitto  abbiamo acquistato il nostro primo capannone di 350mq che abbiamo tenuto fino al 2008 anno in cui l’abbiamo venduto per  comprare la sede di via Mattei,  e siamo passati da 350m a 700mq.

Guardando a questi trent’anni, cosa è cambiato?

Se ripenso a com’era il Granello 30 anni fa mai avrei pensato a uno sviluppo del genere. Nel frattempo, una delle cose che balza all’occhio quando pensi e guardi alla realtà del Granello è come sono cambiati per esempio i genitori dei pochi ragazzi che avevamo all’inizio degli anni ’80 rispetto a quelli di adesso. I primi ragazzi che venivano al Granello spesso erano ragazzi che non erano ancora usciti di casa, c’era ancora una mentalità e un forte disagio di fronte alla disabilità, per cui i genitori non li vedevi. Invece, in questi anni abbiamo visto una nuova generazione di genitori e di persone con disabilità che hanno molta più coscienza non dei limiti che possono avere i loro figli, ma delle loro potenzialità. Questo è un cambio di passo notevole secondo me ed è stato il frutto di quello spirito che don Raffaele ha messo all’inizio della cooperativa facendoci spesso riflettere sulla parabola dei talenti: uno ha cinque talenti e deve svilupparne cinque, uno ne ha dieci ne sviluppa dieci, uno ne ha quattro ne sviluppa quattro. Quando un ragazzo arrivava da noi era abituato ad essere visto come un poverino e per questo il mondo non gli chiedeva nulla, ma noi volevamo avere uno sguardo diverso, il nostro tentativo iniziale era proprio quello di chiedergli di darci quello che poteva, quindi se poteva darmi 4 doveva darmi 4. Riuscire ad inserirli nel mondo del lavoro e a fargli capire che avevano la possibilità di produrre e di fare qualcosa ha fatto sì che anche in loro maturasse una coscienza diversa della loro disabilità. Per cui dei ragazzi sono contenti di dire “queste guarnizioni le ho pulite io” oppure quando c’erano le borse lavoro, il potergli dare quello che il comune stabiliva era per loro significativo perché il loro lavoro erano stato retribuito. È un po’ complicato questo concetto, ma mi ha colpito questa cosa qui: guardando oggi i genitori come si rapportano ai loro ragazzi, lo vedi che c’è stato un cambio di passo, di generazione e di mentalità.

Cambieresti qualcosa potendo tornare indietro in questi trent’anni? Lo rifaresti?

Lo rifarei anche se alcuni passi li farei in maniera diversa.

Noi abbiamo sofferto, soprattutto come tipografia, per un periodo abbastanza lungo per cui io ho chiesto ai miei collaboratori di mettersi in cassa integrazione insieme a me per un periodo abbastanza lungo così da non dover licenziare nessuno. Nel 2007 quando abbiamo deciso di comprare questa sede di via Mattei, i conti erano proprio sani, stavamo girando bene, avevamo una buona produzione, circa su 700.000 euro di fatturato, il 95% era fatto dalla tipografia. Quando abbiamo investito in questo capannone che ci è costato parecchio abbiamo investito in struttura tralasciando l’aspetto tecnologico, io in quegli anni lì avrei dovuto rallentare sull’investimento strutturale e fare un investimento a livello di una nuova macchina da stampa. Questo passaggio qui non l’ho fatto perché tanto le cose stavano andando bene, siamo entrati di là a maggio del 2008 e ad ottobre c’è stato il famoso crollo della Lehman Brothers. All’inizio quando abbiamo iniziato a vedere che il lavoro rallentava abbiamo detto “cavolo però una crisi così potrebbe servire perché fa un po’ di pulizia, qualche tipografia che fa i prezzi troppo bassi sparisce”, ma man mano che passavano i mesi ci siamo resi conto che quella grande crisi avrebbe colpito noi in pieno e così è stato e io non ero pronto da un punto di vista tecnologico. Se io in quegli anni lì avessi avuto il coraggio di investire subito nella stampa digitale, passaggio che poi abbiamo fatto a partire nel 2012 e continuato con l’acquisto di una macchina decisamente più competitiva nel 2015, se l’avessi fatto nel 2009, probabilmente avremmo sofferto meno la crisi.

Questa è l’unica cosa che cambierei.

Per concludere, cos’è per te il Granello?

Nel 1982, al meeting di Rimini, Giovanni Paolo II disse “costruite instancabilmente la civiltà dell’amore, lavorate, soffrite e pregate per questo”. Ecco questa frase mi ha cambiato la vita, da quell’anno infatti con Massimo ed altri amici di Comunione e Liberazione di Saronno andavamo tutte le settimane a fare caritativa presso la Cooperativa Solidarietà di Venegono, per cui quando dall’altra parte mi sono trovato Don Raffaele, che mi ha detto “perché non facciamo qualcosa per gli altri?”, io ho capito che la mia vita poteva giocarsi in maniera diversa, poteva essere l’occasione per me di realizzare e seguire quella frase che avevo sentito qualche anno prima e su cui stavo già riflettendo. Per concludere, direi che il Granello è stato ed è tutt’ora per me il mezzo attraverso cui poter costruire quella “società dell’amore”.

A tu per tu con Felice!

Come ti chiami? Quando sei arrivato qua al Granello?

F: Felice, sono arrivato nell’89.

Quindi hai cambiato varie sedi del Granello, prima nella tipografia e poi nello spazio lavoro….?

F: Sì, sono passato al CSE Green Smile di Guanzate da due anni!

A Cislago cosa facevi?

F: Prima a Cislago c’erano le varie attività: pennarelli, temperini, le matite.. Poi c’è stato  il periodo delle cuffiette, dei giornali e degli aerei. 

Invece da quando sei al CSE che attività fai?

F: Il mercoledì sono al laboratorio artistico e mi piace, è il mio laboratorio preferito! Poi a Guanzate lavoro in fattoria il lunedì e il mercoledì e vado anche in giardino e all’orto. Con Luca il giovedì mattina vado a fare il laboratorio delle uscite perché almeno conosciamo le realtà intorno a noi e impariamo a gestire i soldi e ad andare in ambienti nuovi per noi. Il martedì poi facciamo ginnastica con Marina e il venerdì mattina lavoro in assemblaggio. 

Raccontaci qualche tuo ricordo del Granello. 

F: Prima eravamo in pochi. Ora è più facile. La cosa che mi piaceva di più allo spazio lavoro era fare gli astucci, mentre a Guanzate è l’attività artistica… Allo spazio lavoro ero con Carmela e con Ivan e ci aiutavano i volontari. Era bello lavorare insieme agli altri. Andavo d’accordo con tutti. Ora al CSE ho dovuto conoscere nuovi compagni e qui ci sono più regole, non vado più a casa a mangiare a mezzogiorno. 

Cosa fai al pomeriggio?

F: Il pomeriggio vado al Granello di Turate dalle 16,30 fino alle 20 il lunedì, il martedì e il venerdì. Faccio l’attività del pomeriggio con i miei compagni, a volte facciamo merenda e andiamo a fare la spesa. Io cucino alla casa di Turate perché mi piace e sto insieme agli altri, secondo me sono anche bravo. Pure gli altri dicono che sono bravo e mangiano tutto senza lamentarsi! Dopocena invece torno a casa… Mi piace andare lì, in questi anni ho affrontato molte novità e ho vissuto molti cambiamenti. 

Cos’è per te il granello? 

F: Per me il Granello è Francesco! E’ nella tipografia del Granello. 

A chi ti potresti paragonare?

Educatrice: Felice potrebbe paragonarsi all’orso abbraccia tutti!

TRENT’ANNI DI STORIA, TRENT’ANNI DI LOGHI

La nostra Cooperativa è nata nel 1987 e da quel momento abbiamo intrapreso un cammino che ci ha portato ad essere la grande realtà che siamo oggi: una realtà ben strutturata fatta di volti, di servizi e di strutture.

In questi 32 anni di cammino ci sono stati tanti cambiamenti che ci hanno aiutato a crescere e ad evolverci.

La nostra crescita è andata di pari passo con l’evoluzione dei nostri loghi.

Fin dall’inizio, la Cooperativa ha potuto contare sulla presenza della tipografia al suo interno e questa è stata essenziale per richiamare l’attenzione sull’importanza del logo, ovvero su uno strumento utile per cercare di rappresentare e comunicare agli altri la propria identità.

Il nostro primo logo nasce nel 1987 ispirato da un’idea di Maria Carla Grisetti e rappresenta la similitudine pronunciata da Gesù nel Vangelo di Giovanni “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Fin dalla nostra nascita il nostro obiettivo è stato di essere sia quel piccolo chicco di grano, sia il terreno fertile su cui ciascuno poteva portare il proprio chicco e rifiorire. Dal punto di vista grafico, il logo era molto essenziale, bicolore, e poneva sullo stesso piano “il Granello” e il simbolo del chicco che fiorisce.

Dopo i nostri primi dieci anni, nel 1997, abbiamo deciso di modificare il logo per cercare di modernizzarlo. Per farlo ci siamo affidati alla consulenza di un noto grafico professionista Andrea Benzoni titolare di Concreo Edizioni. Il logo cambia totalmente, non si affida più a un simbolo astratto, ma mette al centro la propria identità, rappresentata dalla “g” di Granello. La “g” è rappresenta all’interno di una struttura proprio per testimoniare il fatto che il Granello si trovava al centro di un sistema che stava generando. Un’altra importante differenza è legata ai colori, infatti si passa da un logo bicolore a uno molto colorato, questa scelta è stata fatta per cercare di mostrare la varietà e la dinamicità che in quegli anni ci contraddistinguevano. La “g” contiene il “Granello”/seme e lo custodisce per farlo crescere nel terreno di radici solide e nel campo dell’aiuto al bisogno.

Nel 2008, dopo aver camminato dieci anni – decidiamo di rivedere ancora il logo, modificandolo parzialmente: la struttura intorno alla “g” diventa meno chiusa, inizia ad emergere la centralità propria della “g”.

Infine, in occasione del nostro trentesimo anno di attività, decidiamo di rivolgerci nuovamente ad Andrea perché i cambiamenti che stavamo registrando erano numerosi e la nostra identità sempre più definita. Quest’ultimo logo è più stilizzato, più compatto e meno disperso nello spazio: la “g” esce fuori dalla struttura anche se parte dallo stesso centro. Rappresenta il segno del tempo: rinnovare andando sempre avanti, ma seguendo un cammino. È anche più semplice: non è più ricco di colori, ma ne utilizza pochi; questo perché così come il Granello ha raggiunto una chiarezza nel proprio obiettivo, così il logo diventa chiaro, pulito e più identificabile. Dal “Granello” al “mondo” si è definita una strada ben precisa che passa attraverso una identità trovata.

Negli anni, la decisione di modificare i loghi è stata guidata dall’esigenza di cercare di esprimere e comunicare quello che a mano a mano stavamo diventando: siamo passati dall’essere una piccola cooperativa di lavoro ad una cooperativa strutturata con 8 centri, 230 ragazzi e più di 50 dipendenti.

Attraverso la storia dei loghi della cooperativa abbiamo rappresentato il nostro cammino come piccolo specchio della nostra crescita.

OLTRESEMPIONE IN FESTA

Domenica 14 aprile il Granello si sposterà a Legnano (Via Barbara Melzi) in occasione dell’OLTRESEMPIONE IN FESTA. Saremo tra i fortunati protagonisti delle bancarelle con i nostri lavori di taglio e cucito! Un’occasione unica per portare fuori dalla cooperativa il frutto del nostro impegno e per vedere gratificati gli sforzi dei nostri ragazzi. Ma non è finita qui: animazioni, giochi, punti ristoro, tanti sconti e molto altro in una giornata adatta a grandi e piccini!

Apri il link per scoprire il programma dettagliato della giornata:  
https://www.legnanoon.it/eventi/oltresempione-in-festa/

A tu per tu con i nostri “aggiustatutto”

Ciao Luciano e Giorgio, parlateci un po’ di voi!

L: Ciao, io sono Luciano ed è dal 2004 che vengo al Granello. Se per tanti l’età della pensione simboleggia l’incubo del declino, il “canto del cigno”, per me non è così… Anzi!

Stare a casa non fa per me, dopo un po’ mi stanco, in più non sono mai stato un frequentatore seriale del bar, preferisco venire qua che c’è sempre qualcosa da fare: aggiustare, montare, smontare … Si fa quello che si può. Certo, non aiuto i ragazzi nei lavori perché ci tengo a precisare che quelli li fanno loro, però che so… cambiare le lampadine, piuttosto che sistemare la roba. É più o meno 15 anni che siamo qui io e lui

G: Io invece sono Giorgio. Come ha detto giustamente Luciano abbiamo iniziato praticamente insieme, giusto un mesetto di distanza. Eh si, esattamente sono ormai 15 anni che ci sopportiamo e supportiamo in questa cosa! Talvolta aiutiamo anche i ragazzi, ad esempio se sono in difficoltà con dei lavori di urgenza, oppure movimentiamo il magazzino e facciamo i lavoretti come montare le baracche, gli aggiustatori… e, perché no, anche dei lavori più semplici, come cambiare la lampadina.

L: Per non parlare delle maniglie delle porte o delle chiavi che perdono…

G: E la termosaldatrici che non scaldano? Non hanno la più pallida idea di dove metterci le mani… Insomma queste piccole cose.

L: Dalle 9 a mezzogiorno, dalle 2 alle 5 siamo sempre qui! 

G: Questo perché a casa non abbiamo niente da fare. E poi perché le mogli e i figli rompono… (ride) 

L: Andare al bar a me non piace, poi stare lì fuori a contare le macchine … ci si diverte di più qui. Non è che siamo obbligati, noi siamo volontari.

G: Dal lunedì e venerdì magari anche il sabato, dipende dai lavori urgenti che ci sono da fare. Diamo una mano con l’assemblaggio… di questi lavoretti ce ne sono un sacco. 

Cosa vi ha portato qua? Vi siete proposti voi?

L: Sì… beh, io conoscevo Luca perché era amico di mio figlio. Poi si sa com’è, si viene una volta, due, tre… un giorno tira l’altro, come le ciliegie!

G: Perché la mia massima aspirazione non era andare al bar e ridurmi a fare il “pensionato parassita”, cercavo altro da fare.

L: No perché lavorare è dura eh, ma lo è di più non fare niente!

G: Io Luca non lo conoscevo, ma conoscevo Francesco Rotondi perché prima lavoravo come magazziniere, come responsabile logistica, e lui veniva lì per fare le stampe. 

Cosa rappresenta per voi il Granello?

L : All’inizio un passatempo … poi più un divertimento diciamo.

G: In più frequentandolo è diverso, per non parlare del contatto con i ragazzi. Lo abbiamo visto cambiare tanto in quest’ultimi 15 anni, prima eravamo in un’altra struttura… un buco! Adesso hanno preso questo posto, molto più grande, e c’è sempre da fare. 

L: Siamo passati da pochissimi ragazzi a 50 dipendenti, 47 mi sembra siano adesso. Da una piccolissima realtà, 5 o 6 persone, ad una cooperativa sociale a tutti gli effetti. Ad esempio, prima stagisti non ce n’erano quasi mai, adesso c’è un giro non da poco…

G: Noi siamo stagisti da 15 anni (ride)! Non riusciamo a superare l’ostacolo. 

L: L’anno scorso ci hanno dato l’aumento… come la farina doppio zero… ci divertiamo così.