Interviste

A tu per tu con Emanuele!

Ciao! Presentati e fai una breve descrizione di te stesso

Io sono Emanuele ho 28 anni e dal 2017 vengo qui al Granello, sono un componente fisso della banda della città di Saronno, della scuola di musica qui a Cislago e sono un capogruppo di un gruppo di motociclisti di Mozzate, sono motociclista passeggero.

Di quale sevizio fai parte al Granello?

Io faccio parte del servizio S.F.A., che è servizio di formazione autonomia. Io però oltre a frequentare il Granello frequento l’associazione famiglie italiane sindrome di Williams e anche lì si fanno bei corsi per diventare autonomi. I primi anni qui al Granello ho imparato che l’autonomia non è sempre semplice che però da tante soddisfazioni perché adulti significa anche autonomia, lavarsi da soli, prendersi cura di se da soli, vestirsi da soli, anche se non si riesce sempre però, bisogna essere consapevoli delle proprie capacità.

Come riassumeresti questo tempo al Granello?

Questi due anni sono stati molto interessanti perché conoscere gente nuova mi piace sempre, ogni volta che si può fare lo faccio volentieri. Poi devo dire che l’equipe degli educatori è bella, è forte, noi ragazzi abbiamo bisogno di loro, non sempre però in verità è necessario che ci sia un supporto un po’ più da adulti. È bello che siano scherzosi gli educatori, ma è giusto che siano anche autorevoli alcune volte.

Come ti trovi qui al Granello con i tuoi compagni e le attività che fai?

Benissimo! Le attività sono bellissime, non ho mai imparato a fare cosi tante cose in soli due anni.

Qual è l’attività che ti piace di più?

Sicuramente l’attività di teatro è bellissima e mi piace, l’attività di leggere il giornale che ci si informa su cosa succede nel mondo è importante perché non sono molti gli interessati al giornale, perché dicono che è sempre la stessa storia: hanno ucciso qualcuno, viene scoperto un qualcosa che non sappiamo; ma invece un giornale da più concretezza su quello che sta succedendo nel mondo. Noi leggiamo quello su internet, l’Ansa.

Come ti vedi nel tuo futuro?

Sono già un ragazzo grande, ma magari, non lo so, con una casa degna della mia autonomia, delle mie possibilità, in cui vivere la mia storia d’amore con Sharon.

Grazie Emanuele!

Vi ringrazio io, vi saluto e quando vorrete ritorno, ciao.

A tu per tu con Giacomo!

Ciao! Ti va di presentarti?

Ciao sono Jack, Giacomo e sono un ragazzo di 21 anni. Gioco a basket e sono fidanzato con Gabri.

Di che servizio fai parte qui al Granello?

Io vado allo SFA di Fagnano Olona, la Valle del Granello, da lunedì al venerdì. E lunedì e martedì alla casa di Turate.

Cosa significa S.F.A.?

Servizio di formazione all’autonomia.

Come ti trovi e che attività fate?

Bene! Facciamo attività lavorativa, tipo assemblaggio cartellette di plastica per la scuola, imbustamento e sbavatura guarnizione. Poi impariamo a riconoscere e utilizzare i soldi, guardiamo anche i film, sì nell’attività di cineforum al giovedì che è quella che preferisco! Mi piace guardare i film, ma anche lavorare.

E cos’è la casa di Turate?

È un progetto: palestra di autonomia, no… palestra di vita indipendente. Per imparare a vivere da soli. Puliamo la casa, andiamo a fare la spesa, che è quello che mi piace di più fare, prepariamo da mangiare, sia la cena che il pranzo per il giorno dopo, che mi porto allo SFA. Poi faccio il letto, sistemo le mie cose e apparecchio. Insomma tante cose.

Cosa ti regala e ti trasmette il Granello ?

Il Granello mi ha insegnato a non trattare male le persone. A trattare bene la mia ragazza e i miei amici, ma anche le persone che incontro durante il giorno. Mi ha insegnato a non arrabbiarmi con gli educatori perché quando mi dicono delle cose lo fanno perché mi vogliono bene.

Quante cose! Che bello…

Poi ci ha insegnato anche la voglia di lavorare. Ci ha insegnato a non prendere in giro le altre persone, a non farsi prendere in giro ma pretendere rispetto. Ad andare nei bar senza fare cavolate. E a gestire i soldi, che per me vuol dire restare attento e contarli per sapere quanto hai e non perderli.

Ti ringraziamo!

A tu per tu con Sabrina!

Ciao,

ci fai una tua breve presentazione?

Mi chiamo Sabrina, ho 27 anni e sono qui al Granello dal 2017, vivo con mia madre, ho due cani e due fratelli, ho cinque zii e una zia e relative mogli degli zii.

Di quale servizio fai parte?

Faccio parte dello SFA, Servizio Formazione all’Autonomia.

La prima volta che sono arrivata avevo un po’ di tremarella perché non sapevo che cosa aspettarmi sinceramente. E invece mi sono trovata benissimo, mi sono fatta degli amici e vado d’accordo anche con gli educatori.

Ti va di dirci qualche attività che ti piace fare?

La mia attività preferita è quando facciamo formazione, in particolare l’orientamento  e quando impariamo cosa sono e come utilizzare i vari servizi pubblici, come la posta, la banca, il comune, eccetera. Ma anche quando vado su, in spazio lavoro il martedì.

Che cosa rappresenta per te il Granello?

Amici e tanta compagnia.

Da quando sono qui ho imparato tante cose:  ho imparato ad essere più autonoma , ad esempio  a prendere l’ascensore da sola, quando capita, inoltre ho imparato ad esprimermi un po’ meglio e  diciamo che ho fatto dei progressi .

Grazie mille Sabri! 

Grazie a voi

A tu per tu con Fabiola!

Io sono Fabiola, sono una volontaria del Granello da ormai qualche anno e vengo da Cislago. Vengo qui al Granello perché fare volontariato è una cosa che mi piace e che ho sempre sognato… soprattutto in questo luogo, che tanti anni fa è partito con poche persone di cui io facevo parte. Per me è una medicina, perché secondo me merita tantissimo stare in mezzo a questi ragazzi.

Di cosa ti occupi precisamente?

Io cerco di dare la mia disponibilità un pomeriggio a settimana, faccio un po’ di tutto in base alle esigenze e a quello che c’è da fare!

È stata una tua iniziativa venire qua?

È nata un po’ di anni fa parlando con Luca … mi sembra quasi di portare avanti quello che faceva mia mamma: un gruppo di donne si trovava la sera a fare dei lavoretti e io ho voluto dare la mia disponibilità qui come fece lei.

Come hai conosciuto il granello?

Sono qui da quando è stato fondato … eravamo 3 o 4 persone massimo, io ero qui assieme a mio marito.

Cos’è per te il granello?

Per me come ho già detto è una medicina, mi piace stare in mezzo ai ragazzi e interagire con loro … forse sbaglio perché mi affeziono anche troppo, però è una cosa che faccio appena posso, devo essere presente.

Grazie!

A tu per tu con Cristina!

Ciao, presentati!

Ciao a tutti! Io sono Cristina Dall’Asta e sono un’educatrice del Granello.

Come sei arrivata qui?

Sono arrivata al Granello nel 2010, sono circa trent’anni che faccio l’educatrice e ho lavorato tanto tempo con i minori. Prima a Genova, che è la mia città d’origine, e poi a Milano in un’altra cooperativa. Nel 2010 mi occupavo di assistenza domiciliare ai minori e quindi giravo un sacco. Avendo pure avuto una figlia mi sono licenziata e ho iniziato a cercare in zona. Conoscevo Luca Landolfi perché mio amico, in quanto mio marito suonava in una band con lui, e gli ho dato il curriculum perché stava pensando di aprire lo SFA. Mi ha chiamato, mi ha selezionato e sono stata presa come educatrice. Il primo nucleo di lavoro siamo stati lui ed io, dopo sono arrivati Chiara e Simone nel giro di un anno e qui ho svolto prima ruoli come educatrice -perché il coordinatore era Luca – e poi successivamente, nel momento in cui Luca si è distaccato ed è diventato direttore educativo, io sono diventata coordinatrice dello SFA. All’interno di questa esperienza ho visto passare praticamente tutti gli educatori del granello perché arrivavano, venivano assunti, lavoravano con me e poi venivano spostati in altri servizi. I primi ad andarsene sono stati Simone e Chiara che hanno aperto Marnate. Anche tutti i ragazzi di Marnate, una buona parte di quelli di Guanzate e una parte dello SFA di Fagnano sono passati da Cislago. Un po’ perché qui è sempre stata la sede storica e quindi anche il servizio è diventato storico, oltre alla stampa e allo spazio lavoro.

All’inizio avevamo 7 ragazzi. Ripeto, non ho mai cambiato ruolo e fare la coordinatrice significa anche fare l’educatore, non è un coordinamento distaccato ma un coordinamento dentro le attività. Tra l’altro mi piace di più, quando ero a Milano il coordinamento era distaccato da quello; ad ogni modo se devo presentarmi prima di essere una coordinatrice sono una educatrice. Mi sono occupata anche del teatro perché insieme a mio marito, a parte Grease, abbiamo curato tutti gli spettacoli. Io scrivevo e aggiustavo i copioni, lui si occupava delle musiche, degli audio e dei video. Adesso invece mi sto occupando della progettazione del foundraising. Era già una competenza che possedevo ed ora che la cooperativa si è ingrandita, direi che è essenziale.

Come ti trovi qui al Granello?

Bene! Subito la percezione che avevo era che le giornate volassero, facevo un tipo di lavoro molto frammentario. Trovarmi qui a lavorare con una equipe, sempre insieme, è molto meglio rispetto al lavoro di prima. È stata bella come esperienza perché non avevo mai lavorato in maniera attiva con la disabilità, se non con qualche minore (ne avevo seguito soltanto qualcuno), e quindi è stata una scoperta rispetto alla mia maniera educativa. Il cambio dai minori ai disabili è stato capire che con le persone disabili hai una grossa responsabilità dal punto di vista educativo perché sono persone molto fiduciose. Qualsiasi cosa tu dici, loro instaurano questo rapporto di dipendenza che non è nella mia natura (lavoro nel servizio di formazione all’autonomia).

Non con tutti, ma in generale devi stare attento a quello che dici, questo è uno degli aspetti diversi rispetto all’esperienza precedente. Poi, siccome sono una educatrice, qualsiasi attività nuova che faccio mi piace sia approfondire che ricercare o formare la mia idea o la modalità d’intervento sull’utenza con cui lavoro e quindi quando sono arrivata qua ho dovuto formarmi anche una cultura su cosa significa lavorare con la disabilità, sulla legislazione che c’è, quali sono le problematiche ecc.

Cos’è per te il Granello?

Ogni tanto diventa casa mia (ride, ndr) perché occupandoci degli eventi a volte ci sono dei momenti molto densi. Il mio posto di lavoro è molto confortevole per una serie di ragioni, soprattutto nella relazione tra colleghi. La cosa bella, secondo me, è che siamo cresciuti insieme e quindi c’è un nucleo più storico che è riuscito ad espandere l’idea che abbiamo; ho cambiato molte equipe però sempre in un clima positivo, parlando proprio del livello tra colleghi.

Perfetto, grazie! Ciao Cristina.

Ciao a tutti.

A tu per tu con Vita!

Ciao, dicci chi sei!

Sono Vita e lavoro qui da ben 32 anni, dal 1987 al 2019. Sono stata una delle prime ed è iniziata un po’ per caso. All’inizio qui c’era il Francesco, il Pierangelo e l’Abbondanzio.

All’inizio cosa facevi qui?

Niente, abbiamo fatto tanti lavori: le spalline, le pentole per la Prestige, i riduttori elettrici, il confezionamento delle lenzuola e degli strofinacci, e poi negli anni ne abbiamo fatti tanti altri come i pennarelli o i temperini.

Io sono sempre rimasta all’assemblaggio.

Come ti trovi al Granello?

Bene bene, per me è come una grande famiglia.

Prima lavoravo tutta la giornata, invece ora, con l’età che avanza, faccio tutte le mattine.

Cos’è per te il Granello?

A me, il Granello, ha dato delle esperienze incredibili: sono stata aiutata e ho aiutato.

Mi ha arricchito un sacco e ringrazio perché è un pezzo fondamentale della mia vita.

Eh sì, anche perché ormai anche tu sei fondamentale qui!

Si certo, mi faranno una statua! ahahahaha

A tu per tu con Fausta!

Ciao, dicci chi sei e come sei arrivata al Granello!

Io sono Fausta. Sono qui quasi da quando è cominciato il Granello. Lavorare con i ragazzi disabili è una cosa che avrei sempre desiderato fare. Sono di Castellanza e qui c’è già in effetti una comunità, però non volevo, non dico “ creare inimicizie”, perché sarebbe la parola sbagliata! Ma lavorare con gente sul territorio che conosci e quindi sai già com’è, non mi andava bene. Allora prima sono andata all’oratorio ad aiutare i ragazzi a fare i compiti, ma non gliene fregava nulla e mi sono stufata! Poi 5 anni fa ho scoperto il Granello.

Qua di cosa ti occupi principalmente?

Io ho cominciato facendo mezza giornata, poi una giornata, poi una e mezzo e poi due giorni. Normalmente aiuto nelle varie attività, invece il giovedì mattina sono la regina della cucina. Chi cucina con me, peggio per lui!

In questi 5 anni hai imparato qualcosa di nuovo?

Ho imparato molto. Intanto stare qui ti insegna la felicità. Tu vieni qui e anche se hai le tue preoccupazioni vai via di qui di qui che ti sono passate. Loro qua, contrariamente ai ragazzi di cui parlavo prima, quello che hanno te lo danno a prescindere. A livello di affetto e a livello di lavoro.
Non lesinano su quello che possono dare. Questo ti arricchisce. Non li ho mai visti così diversi anche quando non frequentavo il Granello. Puoi pensare che ti dispiace per loro, ma hanno anche loro una vita semi normale! Non devi mai fermarti a dire: “Come sono sfortunati!” perché nel momento in cui ti chiedi: “Quando non ci saranno più i genitori.. come saranno? ” “In casa chi si occupa di loro?” … A quel punto diventa una tragedia perché ti rendi veramente conto delle loro difficoltà e di tutto quello che succede. Se tu invece li prendi come ragazzi tutto diventa semplice! Sono quella che li cazzia quando devono essere cazziati, gli urlo contro, e sono quella che dopo ci gioca a carte …
Faccio un po’ come se fossero i miei figli.

Cosa rappresenta questo posto per te?

Questo è assolutamente un pezzo della mia vita. Ma non perché non saprei cosa fare altrimenti, ma perché mi mancherebbero loro. Sia i ragazzi che gli educatori . Io non vengo qui per riempire le mie giornate: vengo qua perché mi fanno stare bene! Questa è la mia percezione del Granello: un posto dove vado e sto bene. Vedo i ragazzi che tutto sommato mi sopportano e sono contenti di vedermi. Vengo qua perché sto bene io, è una parte fondamentale della mia vita.

Grazie!!

A tu per tu con Francesco Rotondi!

Ciao, presentati

Mi chiamo Francesco Rotondi, sono sposato e ho tre figlie. Sono nato nel 1963 e quando avevo più o meno 23 anni, un incontro particolarmente significativo per la mia vita, ha fatto sì che insieme ad altri ragazzi creassi la Cooperativa il Granello.

Raccontaci com’è nato il Granello

Quando è nato il Granello non è stato semplice: io avevo 23 anni ed erano già sei anni che lavoravo, avevo un posto tranquillo dove prendevo un buon stipendio, ma da cui decisi di licenziarmi per intraprendere questo nuovo cammino.

Far capire questa cosa ai miei genitori non è stato difficile perché, per grazia di Dio, ho sempre avuto una mamma e un papà molto attenti al sociale, soprattutto mio padre da sempre è stato impegnato in questo mondo prima con la ACLI, con la Democrazia Cristiana, con la Cooperativa popolare saronnese ed altre iniziative; però mi ricordo questo episodio che io ho scoperto da pochissimo tempo, non più di due anni fa, dopo che è morto mio padre, mia mamma mi ha raccontato un giorno che il primo presidente della cooperativa il Granello, il ragionier Mascazzini, e Don Raffaele, che era il coadiutore di Cislago e colui che ha dato il via a questa cooperativa, sono andati una domenica pomeriggio a casa dei miei genitori a chiederglieli il permesso che io mi licenziassi per andare a lavorare al Granello e i miei genitori diedero il loro assenso. Questa cosa mi è stata tenuta nascosta per più di 25 anni e quando l’ho scoperta mi ha fatto un certo effetto.

Diciamo che i primi 20 anni di Cooperativa eravamo una cooperativa prettamente lavorativa per cui avevamo una tipografia con 3/4 dipendenti e un sacco di lavoro, e il reparto di assemblaggio con una decina di ragazzi. Tenete presente che quando è nata la Cooperativa esisteva una legge per cui una persona disabile dopo 5 anni di lavoro con i contributi regolarmente versati, aveva diritto alla pensione. Questa legge poi è sparita per cui alcuni dipendenti storici come Felice, Carmela sono ancora qui, ma questo è un particolare.

I primi 20 anni sono andati avanti così, poi nel 2008, Luca ha avuto l’intuizione di ampliare i servizi della cooperativa non più solo in ambito lavorativo, ma soprattutto in quello educativo, per cui sono nati tutti quei centri che abbiamo oggi e tutto quello che ne consegue.

Tornando alla tipografia, all’inizio non è stato semplice recuperare clienti, un po’ perché non ci conosceva nessuno, un po’ perché non avevamo una struttura adeguata e soprattutto perché chi si presentava a chiedere lavoro erano ragazzi di vent’anni. Abbiamo avuto inizialmente la fortuna di avere un buon rapporto con la CISL di Busto Arsizio che ha incominciato a darci fiducia dandoci del lavoro, anche perché uno dei ragazzi che con me ha fondato questa cooperativa e che è stato insieme a me nel condurla per quasi vent’anni, Abbondanzio, era un delegato sindacale, per cui la CISL è stato il primo posto dove abbiamo portato a casa del lavoro. Però la struttura cresceva e i bisogni economici era notevoli, per cui bisognava trovare sempre più lavoro avendo sempre presente e avendo un occhio di riguardo all’inserimento dei ragazzi, cosa che ho fatto io insieme a chi si è succeduto con me all’interno del reparto di assemblaggio per quasi vent’anni fino a quando il numero di ragazzi e soprattutto le direttive che arrivavano dalle ASL rispetto all’inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro erano sempre più pressanti per cui ci voleva una persona specifica che  seguisse quello.

Un altro colpo di fortuna che abbiamo avuto all’interno della storia della tipografia in questi trent’anni è il rapporto con Oreste, un amico di Gerenzano che ci ha introdotto e ci ha fatto lavorare per tanti anni con l’ABACUS , una società di sondaggi, per cui noi avevamo tutti i giorni una macchina che stampava solo per loro ed è quello che ha contribuito a far sì che dalla prima sede storica del 1987 ,un piccolo negozio di 80 mq in centro a Cislago, incominciassimo ad affrontare e poi ad acquistare il primo capannone qui nella zona industriale nel’ area ex ceramica per cui nel ’97 abbiamo acquistato un capannone e siamo passati dai nostri 80mq di negozio e circa 100mq di un altro capannone, dove venivano svolti i lavori di assemblaggio, in affitto  abbiamo acquistato il nostro primo capannone di 350mq che abbiamo tenuto fino al 2008 anno in cui l’abbiamo venduto per  comprare la sede di via Mattei,  e siamo passati da 350m a 700mq.

Guardando a questi trent’anni, cosa è cambiato?

Se ripenso a com’era il Granello 30 anni fa mai avrei pensato a uno sviluppo del genere. Nel frattempo, una delle cose che balza all’occhio quando pensi e guardi alla realtà del Granello è come sono cambiati per esempio i genitori dei pochi ragazzi che avevamo all’inizio degli anni ’80 rispetto a quelli di adesso. I primi ragazzi che venivano al Granello spesso erano ragazzi che non erano ancora usciti di casa, c’era ancora una mentalità e un forte disagio di fronte alla disabilità, per cui i genitori non li vedevi. Invece, in questi anni abbiamo visto una nuova generazione di genitori e di persone con disabilità che hanno molta più coscienza non dei limiti che possono avere i loro figli, ma delle loro potenzialità. Questo è un cambio di passo notevole secondo me ed è stato il frutto di quello spirito che don Raffaele ha messo all’inizio della cooperativa facendoci spesso riflettere sulla parabola dei talenti: uno ha cinque talenti e deve svilupparne cinque, uno ne ha dieci ne sviluppa dieci, uno ne ha quattro ne sviluppa quattro. Quando un ragazzo arrivava da noi era abituato ad essere visto come un poverino e per questo il mondo non gli chiedeva nulla, ma noi volevamo avere uno sguardo diverso, il nostro tentativo iniziale era proprio quello di chiedergli di darci quello che poteva, quindi se poteva darmi 4 doveva darmi 4. Riuscire ad inserirli nel mondo del lavoro e a fargli capire che avevano la possibilità di produrre e di fare qualcosa ha fatto sì che anche in loro maturasse una coscienza diversa della loro disabilità. Per cui dei ragazzi sono contenti di dire “queste guarnizioni le ho pulite io” oppure quando c’erano le borse lavoro, il potergli dare quello che il comune stabiliva era per loro significativo perché il loro lavoro erano stato retribuito. È un po’ complicato questo concetto, ma mi ha colpito questa cosa qui: guardando oggi i genitori come si rapportano ai loro ragazzi, lo vedi che c’è stato un cambio di passo, di generazione e di mentalità.

Cambieresti qualcosa potendo tornare indietro in questi trent’anni? Lo rifaresti?

Lo rifarei anche se alcuni passi li farei in maniera diversa.

Noi abbiamo sofferto, soprattutto come tipografia, per un periodo abbastanza lungo per cui io ho chiesto ai miei collaboratori di mettersi in cassa integrazione insieme a me per un periodo abbastanza lungo così da non dover licenziare nessuno. Nel 2007 quando abbiamo deciso di comprare questa sede di via Mattei, i conti erano proprio sani, stavamo girando bene, avevamo una buona produzione, circa su 700.000 euro di fatturato, il 95% era fatto dalla tipografia. Quando abbiamo investito in questo capannone che ci è costato parecchio abbiamo investito in struttura tralasciando l’aspetto tecnologico, io in quegli anni lì avrei dovuto rallentare sull’investimento strutturale e fare un investimento a livello di una nuova macchina da stampa. Questo passaggio qui non l’ho fatto perché tanto le cose stavano andando bene, siamo entrati di là a maggio del 2008 e ad ottobre c’è stato il famoso crollo della Lehman Brothers. All’inizio quando abbiamo iniziato a vedere che il lavoro rallentava abbiamo detto “cavolo però una crisi così potrebbe servire perché fa un po’ di pulizia, qualche tipografia che fa i prezzi troppo bassi sparisce”, ma man mano che passavano i mesi ci siamo resi conto che quella grande crisi avrebbe colpito noi in pieno e così è stato e io non ero pronto da un punto di vista tecnologico. Se io in quegli anni lì avessi avuto il coraggio di investire subito nella stampa digitale, passaggio che poi abbiamo fatto a partire nel 2012 e continuato con l’acquisto di una macchina decisamente più competitiva nel 2015, se l’avessi fatto nel 2009, probabilmente avremmo sofferto meno la crisi.

Questa è l’unica cosa che cambierei.

Per concludere, cos’è per te il Granello?

Nel 1982, al meeting di Rimini, Giovanni Paolo II disse “costruite instancabilmente la civiltà dell’amore, lavorate, soffrite e pregate per questo”. Ecco questa frase mi ha cambiato la vita, da quell’anno infatti con Massimo ed altri amici di Comunione e Liberazione di Saronno andavamo tutte le settimane a fare caritativa presso la Cooperativa Solidarietà di Venegono, per cui quando dall’altra parte mi sono trovato Don Raffaele, che mi ha detto “perché non facciamo qualcosa per gli altri?”, io ho capito che la mia vita poteva giocarsi in maniera diversa, poteva essere l’occasione per me di realizzare e seguire quella frase che avevo sentito qualche anno prima e su cui stavo già riflettendo. Per concludere, direi che il Granello è stato ed è tutt’ora per me il mezzo attraverso cui poter costruire quella “società dell’amore”.

A tu per tu con Felice!

Come ti chiami? Quando sei arrivato qua al Granello?

F: Felice, sono arrivato nell’89.

Quindi hai cambiato varie sedi del Granello, prima nella tipografia e poi nello spazio lavoro….?

F: Sì, sono passato al CSE Green Smile di Guanzate da due anni!

A Cislago cosa facevi?

F: Prima a Cislago c’erano le varie attività: pennarelli, temperini, le matite.. Poi c’è stato  il periodo delle cuffiette, dei giornali e degli aerei. 

Invece da quando sei al CSE che attività fai?

F: Il mercoledì sono al laboratorio artistico e mi piace, è il mio laboratorio preferito! Poi a Guanzate lavoro in fattoria il lunedì e il mercoledì e vado anche in giardino e all’orto. Con Luca il giovedì mattina vado a fare il laboratorio delle uscite perché almeno conosciamo le realtà intorno a noi e impariamo a gestire i soldi e ad andare in ambienti nuovi per noi. Il martedì poi facciamo ginnastica con Marina e il venerdì mattina lavoro in assemblaggio. 

Raccontaci qualche tuo ricordo del Granello. 

F: Prima eravamo in pochi. Ora è più facile. La cosa che mi piaceva di più allo spazio lavoro era fare gli astucci, mentre a Guanzate è l’attività artistica… Allo spazio lavoro ero con Carmela e con Ivan e ci aiutavano i volontari. Era bello lavorare insieme agli altri. Andavo d’accordo con tutti. Ora al CSE ho dovuto conoscere nuovi compagni e qui ci sono più regole, non vado più a casa a mangiare a mezzogiorno. 

Cosa fai al pomeriggio?

F: Il pomeriggio vado al Granello di Turate dalle 16,30 fino alle 20 il lunedì, il martedì e il venerdì. Faccio l’attività del pomeriggio con i miei compagni, a volte facciamo merenda e andiamo a fare la spesa. Io cucino alla casa di Turate perché mi piace e sto insieme agli altri, secondo me sono anche bravo. Pure gli altri dicono che sono bravo e mangiano tutto senza lamentarsi! Dopocena invece torno a casa… Mi piace andare lì, in questi anni ho affrontato molte novità e ho vissuto molti cambiamenti. 

Cos’è per te il granello? 

F: Per me il Granello è Francesco! E’ nella tipografia del Granello. 

A chi ti potresti paragonare?

Educatrice: Felice potrebbe paragonarsi all’orso abbraccia tutti!

A tu per tu con Luciano e Giorgio!

Ciao Luciano e Giorgio, parlateci un po’ di voi!

L: Ciao, io sono Luciano ed è dal 2004 che vengo al Granello. Se per tanti l’età della pensione simboleggia l’incubo del declino, il “canto del cigno”, per me non è così… Anzi!

Stare a casa non fa per me, dopo un po’ mi stanco, in più non sono mai stato un frequentatore seriale del bar, preferisco venire qua che c’è sempre qualcosa da fare: aggiustare, montare, smontare … Si fa quello che si può. Certo, non aiuto i ragazzi nei lavori perché ci tengo a precisare che quelli li fanno loro, però che so… cambiare le lampadine, piuttosto che sistemare la roba. É più o meno 15 anni che siamo qui io e lui

G: Io invece sono Giorgio. Come ha detto giustamente Luciano abbiamo iniziato praticamente insieme, giusto un mesetto di distanza. Eh si, esattamente sono ormai 15 anni che ci sopportiamo e supportiamo in questa cosa! Talvolta aiutiamo anche i ragazzi, ad esempio se sono in difficoltà con dei lavori di urgenza, oppure movimentiamo il magazzino e facciamo i lavoretti come montare le baracche, gli aggiustatori… e, perché no, anche dei lavori più semplici, come cambiare la lampadina.

L: Per non parlare delle maniglie delle porte o delle chiavi che perdono…

G: E la termosaldatrici che non scaldano? Non hanno la più pallida idea di dove metterci le mani… Insomma queste piccole cose.

L: Dalle 9 a mezzogiorno, dalle 2 alle 5 siamo sempre qui! 

G: Questo perché a casa non abbiamo niente da fare. E poi perché le mogli e i figli rompono… (ride) 

L: Andare al bar a me non piace, poi stare lì fuori a contare le macchine … ci si diverte di più qui. Non è che siamo obbligati, noi siamo volontari.

G: Dal lunedì e venerdì magari anche il sabato, dipende dai lavori urgenti che ci sono da fare. Diamo una mano con l’assemblaggio… di questi lavoretti ce ne sono un sacco. 

Cosa vi ha portato qua? Vi siete proposti voi?

L: Sì… beh, io conoscevo Luca perché era amico di mio figlio. Poi si sa com’è, si viene una volta, due, tre… un giorno tira l’altro, come le ciliegie!

G: Perché la mia massima aspirazione non era andare al bar e ridurmi a fare il “pensionato parassita”, cercavo altro da fare.

L: No perché lavorare è dura eh, ma lo è di più non fare niente!

G: Io Luca non lo conoscevo, ma conoscevo Francesco Rotondi perché prima lavoravo come magazziniere, come responsabile logistica, e lui veniva lì per fare le stampe. 

Cosa rappresenta per voi il Granello?

L : All’inizio un passatempo … poi più un divertimento diciamo.

G: In più frequentandolo è diverso, per non parlare del contatto con i ragazzi. Lo abbiamo visto cambiare tanto in quest’ultimi 15 anni, prima eravamo in un’altra struttura… un buco! Adesso hanno preso questo posto, molto più grande, e c’è sempre da fare. 

L: Siamo passati da pochissimi ragazzi a 50 dipendenti, 47 mi sembra siano adesso. Da una piccolissima realtà, 5 o 6 persone, ad una cooperativa sociale a tutti gli effetti. Ad esempio, prima stagisti non ce n’erano quasi mai, adesso c’è un giro non da poco…

G: Noi siamo stagisti da 15 anni (ride)! Non riusciamo a superare l’ostacolo. 

L: L’anno scorso ci hanno dato l’aumento… come la farina doppio zero… ci divertiamo così.

A tu per tu con Luca Landolfi!

Ciao Luca! Raccontaci un po’ di te.

Sono Luca Landolfi, direttore dei servizi educativi della Cooperativa Il Granello – Don Luigi Monza. Sono arrivato al Granello in due modalità diverse: il primo approccio è stato da puro volontario, quindi in realtà come cislaghese ed ex ragazzo dell’oratorio avevo scelto la Cooperativa il Granello come forma di volontariato. Poco dopo, invece, per lavoro anche se ancora non diretto con il Granello: sono arrivato come educatore in supporto ad un ragazzo con disagio psichico. In quel caso, la scuola Padre Monti e il comune di residenza del ragazzo avevano scelto proprio il Granello come luogo per testare le capacità del ragazzo e quindi io, conoscendo bene la situazione, ero la persona adatta per fare questa valutazione.

Arrivato al Granello ho iniziato a passare le mie giornate a contatto con i ragazzi rapportandomi con la cooperatività quotidiana. Da quel momento, Francesco Rotondi, fondatore e in quegli anni direttore del Granello ha pensato che sarebbe stato bello se il Granello avesse avuto un vero educatore. Dopo la proposta e la conferma del CDA, ho lasciato il “posto fisso” del comune di Rovello e ho deciso di intraprendere questo tipo di professione.

Per me era una nuova realtà, perché prima mi occupavo di minori, mentre qui invece la realtà vedeva età adulta e disabilità trasversale.

Qual è la cosa che ami di più del tuo lavoro?

Sembrerà populista, ma tutto. Non c’è nulla che non sia scollegato dal desiderio che ho sempre avuto di fare questo lavoro e che si tratti dei ragazzi o dei genitori, degli amministratori o dei volontari, in realtà amo tutto. Amo alzarmi e dire “vado al lavoro”.

In questi anni il Granello cosa ti ha insegnato e cosa continua ad insegnarti ogni giorno?

Sono due gli insegnamenti che ho ricevuto. Il primo, professionalmente parlando, è che bisogna avere sempre uno sguardo a trecentosessanta gradi, poiché uno sguardo minore ti potrebbe far perdere comunque qualcosa di importante. A livello umano, invece, mi fa capire ogni giorno quanto si debba guardare al futuro partendo dal passato perché il futuro siamo obbligati a guardarlo, il passato siamo tenuti a guardarlo.

Oggi sei direttore educativo e sei partito da volontario. Com’è cambiato e come sta cambiando il tutto?

Io ho vissuto tutte le possibili esperienze all’interno del Granello: volontario, educatore, coordinatore di un servizio, coordinatore di due servizi e poi direttore dei servizi educativi. La mia mansione e la mia professionalità sono andati di pari passo con la crescita dei servizi, che implica quindi una crescita numerica sia di utenti che del personale. Arrivati a questo punto, una grande realtà come questa mi impone di occuparmi al meglio degli operatori perché, a cascata, occupandosi degli operatori ci si occupa di tutto il resto.

Ho ancora una corsia preferenziale aperta con i genitori, quindi mi occupo sia del primo colloquio di conoscenza sia di una sorta di prima valutazione. Stessa cosa con i servizi sociali, ma parliamo di primo incontro, dal secondo sono i coordinatori e gli operatori che se ne occupano. Un altro aspetto fondamentale è sicuramente il trade union con gli amministratori.

Cos’è per te il Granello?

Il Granello è la vita, ma non nel senso più romantico. È la vita perché ne occupa la maggior parte del tempo e il tempo che non è occupato dal Granello in realtà è comunque legato al Granello, perché economicamente è quello che mi permette di fare tutto il resto. Quindi il Granello per me è centrale sempre e ovunque, anche quando è lontano.